ANALFABETISMO AFFETTIVO … lezione del prof. Illiceto presso la SFTOP del 28 gennaio 2020

ANALFABETISMO AFFETTIVO

RELAZIONE AUDITORIUM “MONS. V. VAILATI”

29/01/2020

(prof. M. Illiceto)

Premessa

  1. Analfabetismi affettivi

Chiamiamo analfabetismo affettivo quella situazione nella quale non sappiamo gestire le nostre emozioni. Ciò significa che:

  • Non le sappiamo riconoscere, né leggere o decifrare e quindi le subiamo o addirittura le Non sappiamo distinguerle e e neanche dare ad esse un nome
  • Non le sappiamo gestire nel senso che non le sappiamo capitalizzare nelle nostre relazioni con gli altri e con noi stessi

Oggi il rapporto con le proprie emozioni è: Superficiale – Distaccato – Passivo – Ludico –Capriccioso. L’analfabetismo affettivo può scadere in anaffettività o anche in una condizione di nichilismo. Non esiste solo un tipo di analfabetismo affettivo ma diversi registri dove tali analfabetismi si annidano. Parliamo di analfabetismo affettivo perché l’affettività può essere letta come una grammatica complessa il cui alfabeto è necessario comprendere per poter capire il nostro mondo interiore. L’affettività non è uno stato ma un processo che comprende diversi ingredienti. La domanda è come si forma un affetto?

  1. Vita affettiva
  • La vita affettiva è un processo complesso che si svolge a diversi livelli che si intersecano tra di loro attraverso sequenze, intrecci e combinazioni.
  • Ci sono due modalità di approccio ala realtà: il sentire e il capire. Sono due estremi tra i quali si pongono almeno 5 livelli
  • Impulsi   emozioni        stati d’animo        sentimenti         passioni
  • I sentimenti sono modalità del sentire e non tanto del capire. Per cui io posso sentire senza capire. Ma se riesco a capire ciò che sento è meglio.
  • Tutto ciò che accade a livello corporeo si traduce a livello psichico. Le sensazioni fisiche vengono ritradotte in strutture psichiche, sia cognitive che affettive.

Secondo Freud le mappe emotive si formano in maniera quasi definitiva nel periodo che va dai tre ai sei anni di vita. Per le neuroscienze si formano addirittura nei primi tre ani di vita.

  1. Distinzione

Per capire la dimensione affettiva dobbiamo distinguere tre livelli: Impulsi, Emozioni,  Sentimenti. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Sono schemi innati con i quali reagiamo a degli stimoli. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede.  Quindi il primo passaggio è passare dagli impulsi alle emozioni.

Dividerò il mio intervento in tre parti: Prima cercherò di dare un definizione delle emozioni, classificandole e spiegandole. Poi cercherò di evidenziare le differenza tra emozioni e sentimenti e infine parlerò dell’intelligenza emotiva e dell’educazione affettiva.

  • Definizione, funzioni e classificazioni delle emozioni

 

  1. Definizione delle emozioni
  • L’emozione può essere definita come quella complessa catena di eventi compresa tra la comparsa dello stimolo scatenante (INPUT) e l’esecuzione del comportamento rispondente (OUTPUT).
  • L’emozione può essere definita come una risposta-reazione complessa dell’organismo a stimoli (immaginari o reali), che si manifestano con specifiche azioni (ad esempio la fuga o evitamento) e con modificazioni corporee (frequenza del battito cardiaco, temperatura corporea ecc.) misurabili.
  • Esse sono dunque risposte complesse di tipo chimico e neurale formanti delle configurazioni, assistono l’organismo al fine della conservazione della vita, sono biologicamente determinate e prodotte da un sistema limitato di regioni subcorticali, dal tronco encefalico in su, sono innescate automaticamente e senza una decisione consapevole del soggetto in reazione a un determinato oggetto o contenuto mentale. Il nostro corpo infatti “sa molto di più” di quanto sappia la nostra coscienza

 

  1. Funzioni delle emozioni
  • Adattamento: Le emozioni hanno una funzione adattativa e servono come una bussola per guidarciattraverso ciò che ci piace e non ci piace, ci provoca piacere o dolore.
  • Segnalazione intra-soggettiva: ci avvertono sulle nostre modificazioni interiori;
  • Comunicazione inter-soggettiva: fanno da supporto alla comunicazone;
  • Motivazione ad agire;
  • L’emozione fa da supporto al pensiero
  • L’emozione nutre la motivazione che a sua volta può rafforzare l’apprendimento
  • le emozioni sono fattori indispensabili nei processi decisionali e lavorano in equilibrio insieme alla razionalità (Damasio, 2005).

 

  1. Classificazioni delle emozioni

Emozioni primarie: Le emozioni innate nella nostra mente sono emozioni primarie. Elkam, Arnold, Izard, Plutchik ed altri dimostrano che un gruppo di emozioni hanno lo stesso funzionamento fisiologico dalla nascita. Per ogni specie animale, la risposta neurobiologica a certi eventi generano le stesse espressioni facciali, atteggiamento e comportamento. Le emozioni primarie si sviluppano nel cervello limbico.

  1. rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;
  2. paura, emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;
  3. tristezza, si manifesta a causa della perdita di qualcuno o qualcosa; essa ci porta ad assumere un atteggiamento di chiusura, sia a livello psicologico che fisico. Inoltre, la tristezza ci spinge a riflettere: qualcosa non è andato secondo i nostri piani, quindi dobbiamo elaborare la situazione e raccogliere le energie per ripartire;
  4. gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
  5. sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
  6. disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
  7. disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

Emozioni secondarie.

  • Esse sono mediate dalle nostre aspettative, esperienze e credenze.
  • Sono emozioni “derivate” che dipenderebbero maggiormente dalla cultura e dall’apprendimento.
  • Sono più “complesse” perché aggiungono una valutazione di se stessi in uno specifico contesto.
  • si originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale. Esse sono:
  • allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
  • invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;
  • vergogna, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;
  • ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;
  • rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;
  • gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;
  • speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;
  • perdono, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);
  • offesa, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;
  • nostalgia, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;
  • rimorso, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale;
  • delusione, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

 

  • Dall’emozione al sentimento

Dopo essere passati dagli impulsi alle emozioni bisogna passare dalle emozioni ai sentimenti. Il sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende.  Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze. Coinvolgono la consapevolezza e l’apprezzamento delle emozioni e l’esperienza affettiva che stiamo vivendo. Pertanto, mentre le emozioni sono improvvise e istantanee, i sentimenti sono stati più duraturi. Possiamo distinguere le emozioni e i sentimenti secondo i seguenti criteri:

  1. Le emozioni sono stati transitori che vanno e vengono in tempi relativamente brevi. I sentimenti, d’altra parte, sono stati affettivi più stabili nel tempo. La gioia, per esempio, è un’emozione, mentre l’amore è un sentimento.
  2. Ordine di apparizione.I sentimenti sono il risultato delle emozioni, così che di solito queste li precedono. La gioia, per esempio, può essere trasformata in felicità e l’attrazione in amore.
  3. Intensità.Le emozioni sono solitamente più intense dei sentimenti poiché il loro obiettivo principale è di predisporci all’azione. I complessi processi di valutazione che di solito intervengono nei sentimenti tolgono un po’ di intensità.
  4. Livello di elaborazione.Le emozioni sono date inconsciamente, generando una risposta quasi immediata, mentre i sentimenti, richiedendo più tempo per la loro formazione, vengono elaborati in modo consapevole.
  5. Grado di regolazione.Le emozioni sono stati affettivi difficili da controllare perché generano reazioni psicofisiologiche automatiche. Per esempio, non possiamo contenere completamente emozioni come la paura o la gioia e non appena le sperimenteremo, si manifesteranno attraverso microespressioni. I sentimenti, al contrario, possono essere gestiti meglio nel tempo, cercando delle strategie per esprimerli in modo più assertivo.
  6. Livello di profondità: le emozioni si giocano più in superficie mentre i sentimenti scendono più in profondità. Mettono radici.

Esempi di rapporto tra emozioni e sentimenti:

La gioia è un’emozione. La felicità è un sentimento.
La paura è un’emozione. La preoccupazione è un sentimento.
L’entusiasmo è un’emozione. La contentezza è un sentimento.
La rabbia è un’emozione. L’amarezza è un sentimento.
Il desiderio è un’emozione. L’amore è un sentimento.

 

  • Educazione affettiva e intelligenza emotiva

Il mondo affettivo come abbiamo visto è affollato da emozioni e sentimenti e proprio per questo può apparire confuso e disorganizzato, e quindi disordinato. Dobbiamo imparare a mettere ordine, a orientare e incanalare le pulsioni, a gestire e capitalizzare le emozioni e a sedimentare e consolidare i sentimenti. Per farlo ci vuole l’educazione. E’ una operazione che non possiamo svolgere da soli.  L’educazione affettiva comincia fin da piccoli. I due luoghi dove questa avviene è in primis la famiglia e in un secondo tempo la scuola.  Quando parliamo di educazione affettiva parliamo di intelligenza emotiva.

  1. Definizione dell’intelligenza emotiva

Secondo altri ricercatori, l’intelligenza emotiva è un costrutto psicologico importante per la vita sociale, composto da:

  • competenze intra-personali (auto-consapevolezza, autonomia decisionale)
  • competenze inter-personali (empatia)
  • dalla capacità di adattarsi a varie situazioni sia positive che negative (resilienza)
  • dalla gestione efficace dell’ansia personale ed altrui

 

  1. Definizioni delle abilità emotive

“Le abilità emozionali comprendono l’autoconsapevolezza; identificare, esprimere e controllare i sentimenti; frenare gli impulsi e rimandare la gratificazione; controllare la tensione e l’ansia. Un ‘abilità fondamentale, nel trattenere gli impulsi, sta nel conoscere la differenza tra sentimenti e azioni, e nell’apprendere a migliorare le pro­prie decisioni emozionali, innanzitutto frenando l’impulso ad agire e poi identifican­do (prima di agire) le azioni alternative e le relative conseguenze. Molte competenze sono interpersonali: decifrare i segnali sociali e emozionali, ascoltare, essere in grado di resistere alle influenze negative, mettersi dal punto di vista dell’altro e capi­re quale comportamento sia accettabile in una situazione” (Goleman, 1996).

Sternberg e Salovey estendono queste abilità a 5 ambiti principali:

  • Conoscenza delle proprie emozioni: cioè la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui si presenta
  • Controllo delle emozioni: la capacità di controllare i sentimenti in modo che siano appropriati si fonda sull’autoconsapevolezza : capacità di calmarsi, di liberarsi dall’ansia, dalla tristezza, dall’irritabilità ecc. Diversamente ci si trova continuamente a dover combattere contro sentimenti tormentosi (capacità di modulare la sofferenza, piuttosto che evitarla o evacuarla)
  • Motivazione di sé stessi: la capacità di dominare le emozioni per raggiungere un obiettivo permette di: concentrare l’attenzione, trovare motivazione, controllo di sé, essere creativi. La capacità di ritardare la gratificazione e di controllare gli impulsi è alla base di qualunque tipo di realizzazione (Concentrazione e controllo non attraverso una scissione, ma una modulazione. Processo primario e secondario).
  • Riconoscimento delle emozioni altrui: empatia ‘provare dentro’. La mancanza di empatia ha un elevato costo sociale (progetto europeo per lo sviluppo delle emozioni nelle elementari). V. Winnicott ‘Sulla democrazia’
  • Gestione delle relazioni: capacità di dominare le emozioni altrui. La robustezza del nostro ‘apparato per pensare’ (Bion). La capacità di continuare a ‘pensare’ anche in situazioni di turbolenza prodotta dalle emozioni degli altri (v. lavoro terapeutico e il ‘saper entrare nel flusso’). Questo sono le abilità che aumentano la popolarità, la leadership, l’efficacia interpersonale

AUTOCONSAPEVOLEZZA

  • E’ la continua attenzione ai propri stati interiori. La mente osserva e studia l’esperienza, comprese le emozioni. L’autoconsapevolezza permette il passaggio dall’agito all’azione. E’ la differenza che passa fra l’essere travolti da una furia omicida verso qualcuno e il pensare introspettivamente ‘ecco quello che sto provando è collera’.
  • Sembra che l’autoconsapevolezza richieda l’attivazione della neocorteccia e particolarmente le aree del linguaggio che consentono di dare un nome alle emozioni attivate.

Mayer classifica diverse categorie di persone a seconda del modo in cui percepiscono e gestiscono le proprie emozioni:

  • autoconsapevoli: il loro essere attenti alla propria vita interiore li aiuta a controllare le emozioni. Sono individui autonomi che godono di una buona saluta psicologica.
  • i sopraffatti: sono spesso sommersi dalle proprie emozioni e incapaci di sfuggir loro. Sono volubili e non pienamente consapevoli dei propri sentimenti. Spesso si sentono sopraffatti.
  • I rassegnati: sebbene abbiano spesso idee chiare sui propri sentimenti tendono ad accettarli senza cercare di modificarli. Sono a rischio di sofferenza depressiva.

Il ruolo dei genitori: la madre (il desiderio) il padre (la legge)

L’empatia è la capacità di accogliere il sentire dell’altro nella propria esistenza, senza alcuna proiezione personale o identificazione con l’altro. La capacità empatica è proprio caratterizzata da una riflessione che consente la distinzione tra le proprie emozioni e sentimenti e quelli altrui.