Ordinazione Sacerdotale di don Giovanni ANTONACCI

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ORDINAZIONE SACERDOTALE
Don Giovanni ANTONACCI
(San Giovanni Rotondo, 13 giugno 2015) 
 
 
1.         C’è grande emozione in Chiesa, questa sera. Un figlio di questa Comunità parrocchiale, un diacono della nostra Comunità diocesana, Don Giovanni Antonacci, viene presentato per essere ordinato sacerdote.           
 
Carissimo Giovanni, tu giungi a questo giorno con un tuo percorso personale, non privo di incertezze e difficoltà, ma sempre accompagnato dall’aiuto del Signore e dal sostegno della tua famiglia, della tua parrocchia e dei tuoi educatori. Saluto con gratitudine e rispetto i tuoi genitori e i famigliari tutti; saluto Don Stefano, nostro Vicario generale; saluto Don Vincenzo, parroco di questa parrocchia; saluto la comunità di Carpino, accompagnata da Don Tonino, e poi saluto Don Luigi Renna, Rettore del Seminario di Molfetta, gli altri sacerdoti presenti, soprattutto quelli venuti da lontano, i seminaristi e tutti gli amici che hanno voluto accompagnarti oggi all’altare.           
 
Il ministero per il quale stai per essere ordinato, benché unico, è certamente un ministero complesso: «sarai predicatore del Vangelo, pastore del popolo di Dio, e presiederai le azioni di culto, specialmente nella celebrazione del sacrificio del Signore», così recita il testo dell’Omelia rituale (Rito dell’ordinazione dei presbiteri, n. 136).            
 
Nessuno di questi tre compiti deve essere trascurato, perché l’uno rimanda all’altro e tutti insieme sono lo spazio vitale per la tua santificazione. «I presbiteri, infatti, sono ordinati alla perfezione della vita in forza delle stesse sacre azioni che svolgono quotidianamente, come anche di tutto il loro ministero, che esercitano in stretta unione con il vescovo e tra di loro», insegna il Concilio (Presbyterorum ordinis, n. 12).            
 
Riflettiamo qualche momento su queste parole; rifletti soprattutto tu, caro Giovanni, che stai per essere ordinato presbitero. 
 
 
2.         Sappi, anzitutto, che darai senso e compimento, valore e pienezza alla tua vita se “sarai prete” fino in fondo e se “farai il prete” in maniera esemplare!           
 
Non è tanto importante divenire sacerdote, ma esserlo in modo degno e svolgere il ministerò avendo «sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire, e per cercare e salvare ciò che era perduto» (Omelia rituale cit.).            
 
L’altra cosa che il Concilio insegna è che il ministero deve essere esercitato in stretta unione col Vescovo e il presbiterio. Accade che alcuni sacerdoti siano, purtroppo, come dei «navigatori solitari»… Il problema è che in quel loro isolamento taluni si ritengono perfino «bravi». Il documento conciliare dice “in stretta unione”. Se manca questa “stretta unione” col Vescovo e con gli altri sacerdoti del presbiterio diocesano, non c’è vero esercizio del ministero e soprattutto il ministero non potrà essere efficace.            
 
Per fare ciò occorre essere umili, docili, miti, come dei «vasi comunicanti», colmi dell’acqua sorgiva della comunione nel presbiterio diocesano, di cui il Vescovo è padre (cf. Christus Dominus, n. 28).           
 
Il Papa, parlando ai Vescovi italiani il 18 maggio scorso ha detto: “È assai brutto incontrare un consacrato abbattuto, demotivato o spento: egli si presenta come un pozzo secco dove la gente non trova acqua per dissetarsi”. 
 
 
3.         Caro Giovanni, tu giungerai alla perfezione della vita sacerdotale in forza delle sacre azioni che quotidianamente sarai chiamato a svolgere. Soprattutto se manterrai uno strettissimo rapporto con l’Eucaristia. Noi sacerdoti, scriveva San Giovanni Paolo II, «siamo, in certo modo, nati “dall’Eucaristia” e siamo ordinati “per l’Eucaristia”. Siamo anche, e in modo particolare, responsabili “di essa”» (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì santo 1980).            
 
E aggiungeva: «se tutta la Chiesa vive dell’Eucaristia, l’esistenza sacerdotale deve avere a speciale titolo una “forma eucaristica”. Le parole dell’istituzione dell’Eucaristia devono perciò essere per noi non soltanto una formula consacratoria, ma una “formula di vita”» (Lettera per il Giovedì santo 2005).            
 
Perciò la Liturgia dell’Ordinazione, col gesto della consegna del pane e del vino nelle mani dell’ordinato fa dire al Vescovo: «Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore» (Rito dell’ordinazione dei presbiteri, n. 150).           
 
Come usava ripetere il Beato Paolo VI, “siamo gli amici del crocifisso” e non possiamo immaginare che la nostra vita non sia segnata dalla croce. Te lo ricordi la tua devozione a Padre Pio, santo di questa terra, immagine vivente di Cristo crocifisso. E il suo ministero è stato tanto proficuo proprio per aver abbracciato la Croce. Non ti mancheranno le prove e le difficoltà. Ricorda però che, se sarai in comunione col Vescovo e, soprattutto, se sarai fedele al Signore, egli non ti abbandonerà mai. Vedrai con i tuoi occhi che in Dio nulla va perduto.            
 
Sii consapevole e ringrazia il Signore del dono ricevuto. Tu oggi sei ordinato presbitero innanzitutto per la chiamata e la grazia di Dio.            
 
 Il celibato e l’obbedienza ti aiuteranno a non vivere per te stesso, ma a ricordarti sempre che sei messo da parte per il Signore e per il servizio dei fratelli, e che ciò va rinnovato ogni giorno e non è per nulla scontato. Oggi perciò, si potrebbe dire, non hai tanto raggiunto una meta, ma piuttosto inizi un momento nuovo della tua vita, con il quale ti poni più di prima nelle mani di Dio affidandoti alla sua misericordia.           
 
Guai se da oggi tu pensassi di avere raggiunto la maturità e di non aver più bisogno come ieri dell’aiuto del Signore e del consiglio del Vescovo e dei fratelli presbiteri. Certo, la tentazione dell’individualismo, e dell’autosufficienza, sarà ogni giorno alla porta del tuo cuore.           
 
Alimenta la tua vita di prete con la preghiera assidua, specie con la Liturgia delle Ore e l’Adorazione Eucaristica: siano l’anima del tuo apostolato. 
 
 
4.         Lo abbiamo ascoltato nella Liturgia della Parola: la crescita del regno di Dio non dipende dalle forze umane; essa supera le capacità umane poiché ha in sé un proprio dinamismo. Infatti, una volta seminato nel cuore dell’uomo, il regno di Dio cresce da sé. È una meraviglia di Dio tanto grande e tanto bella quanto grande e bella è la crescita delle piante, e tanto misteriosa quanto misteriosa è la trasformazione di un bambino che cresce e diventa uomo.            
 
Colui che si fa piccolo e umile produce molto frutto. Il piccolo seme di senape quando cresce diviene un arbusto alto anche tre metri. Gesù dice che il Regno di Dio ripercorre la stessa vicenda di questo piccolo seme.            
 Ricorda: una volta che ti sei donato, non puoi più disporre di te stesso: sei di Dio e della Sua Chiesa. Stasera si avvia per te questa nuova dimensione della tua vita. Nella misura che ripeterai nel rito le parole e i gesti di Gesù, anche a te tocca, con la tua vita e le tue parole, conformarti a Cristo.            
Sarai dunque sacerdote vero se vorrai considerarti come segno vivente e portatore della misericordia, che non offrirai come tua, bensì come dono di Dio.            
La Madonna, col suo Cuore Immacolato, sia la stella del tuo sacerdozio e ti guidi nel cammino che vai ad iniziare, sia Lei a rendere fecondo il tuo ministero.           
E così sia.
+ Michele CASTORO
arcivescovo