X° ANNIVERSARIO CONSACRAZIONE EPISCOPALE di Mons. Michele CASTORO

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Nel X di Ordinazione Episcopale
(San Giovanni Rotondo, 25 giugno 2015)
Carissimo don Stefano,
Sacerdoti e religiosi,
Padre Francesco Dileo,
Padre Carlo Laborde e Frati cappuccini,
diaconi, seminaristi e religiose,
Dirigenti e operatori di Casa Sollievo,
Gruppi di Preghiera di Padre Pio,
fedeli e pellegrini e tutti voi che ci seguite attraverso la televisione!
1.         A dieci anni dalla mia ordinazione episcopale vorrei insieme a voi ringraziare il Signore, che dopo avermi chiamato a questo servizio, non manca di assistermi con il suo continuo aiuto.
E sempre più sento che da solo non potrei portare il peso di questo compito e di questa missione.
Grazie di vero cuore a tutti voi, dunque, che non solo non mi fate mancare la vostra collaborazione, ma mi dimostrate vicinanza e affetto.
Considero un singolare privilegio servire questa Chiesa del Gargano dove sono evidenti i semi di santità del passato e del presente. Pensavo in questi giorni a quanto il Signore mi ha voluto bene: mi ha messo a custodire – accanto ai Frati Cappuccini – la memoria di Padre Pio in questo Santuario, mi ha affidato l’animazione spirituale di Casa Sollievo della Sofferenza e mi ha chiamato alla guida dei Gruppi di Preghiera.
E a ciascuno chiedo di continuare a sostenermi con la preghiera perché il Signore mi conceda di essere sempre più pastore secondo il suo Cuore.
2.         Ho accettato di ricordare con voi il giorno della mia ordinazione episcopale, perché sia onorato non la mia persona, ma l’ufficio stesso del Vescovo e il suo insostituibile ruolo nella nostra Chiesa particolare.
E’ bene dunque che l’anniversario dell’ordinazione episcopale del Vescovo sia ricordato nella comunità diocesana, per il vantaggio spirituale che ne deriva al Pastore, anzitutto, che beneficia di particolari preghiere, dell’affetto e della vicinanza di tutti, clero e fedeli.
Ma, il ricordo dell’Ordinazione episcopale del Vescovo giova anche a tutti voi, perché vi riporta, con naturalezza, a considerare l’apostolicità della nostra Chiesa particolare, che ha nella persona del Vescovo la garanzia dell’unità e del legame con la Chiesa universale, mediante il ministero pastorale affidato da Cristo agli Apostoli e continuato dal Collegio dei Vescovi loro successori.
3.         Gioia, dunque, per questa ricorrenza, ma gioia ancor più genuina e più grande ci viene dalla considerazione del privilegio di appartenere tutti ad un’unica Chiesa, che è il popolo santo amato da Dio.
Quanto a me, il sentimento più profondo è quello di gratitudine verso il Signore. Va da sé che questo sentimento non annulla la coscienza della mia inadeguatezza, cioè il continuo divario tra ciò che mi è chiesto e ciò che sono; la tensione di far coincidere ciò che ho promesso con le concrete realizzazioni del ministero. Con Sant’Agostino oso ripetere: “Ti ringrazio, Signore, per il bene compiuto: il bene è tutto da ascrivere a tuo merito. E ti chiedo perdono per le mie inadempienze: le mancanze sono frutto solo della mia debolezza”.
Certo, il mio compito di Vescovo mi carica di una singolare responsabilità, ma c’è anche una corresponsabilità di tutti i presbiteri, i diaconi, i religiosi e i laici. Ed è questa comune missione che ci rende tutti ‘operai della vigna del Signore’, impegnati a renderla sempre più bella, comunità di salvezza per gli uomini che vivono con noi nel nostro stesso territorio.
4.         Carissimi, sono sempre più convinto che la mia missione di Vescovo è quella di guidare la comunità in nome e secondo lo spirito di Gesù. E’ lui il vero Vescovo, il “Pastore grande delle pecore” (Eb 13,20), che Risorto dai morti ci guida ai pascoli della vita di Dio, quella vita incessante, piena e bellissima che sgorga per noi dall’amore del Padre e viene riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Ogni Vescovo ascolta, parla, opera, guida una Chiesa diocesana nel nome di Gesù, offrendo il proprio servizio perché tutti possano essere aiutati ad avere come unico ed essenziale riferimento Gesù Cristo.
Per questo ho scelto come motto episcopale In nomine Iesu, per questo sono venuto in mezzo a voi nel nome di Gesù, per questo voglio continuare ad incontrarvi e condividere la splendida avventura della nostra comune missione, tutti accomunati dall’unica sequela del Signore.             La situazione complessa – difficile ed entusiasmante nello stesso tempo – nella quale viviamo oggi, ci chiede di ripartire dal centro, di fare uno sforzo di essenzialità, perché più chiaramente appaia il legame profondo che esiste tra ogni nostra attività, ogni parola che pronunciamo, ogni servizio che organizziamo, e la persona di Gesù.
Più vivremo noi stessi nel nome di Gesù, più riusciremo a testimoniarne agli altri la luce e la bellezza.
Ma cosa significa per noi e per le nostre comunità il ritorno all’essenziale? Significa lavorare perché nella quotidianità, nello scorrere normale del tempo e delle occasioni, tutto sia più semplice, più ispirato all’amore e alla fraternità, alla gratuità e all’accoglienza. Che tutto sia fatto, insomma, nel nome e secondo lo stile di Gesù. E’ di lui che vogliamo parlare, è la sua vita che ci ha affascinati, le sue parole ci hanno riscaldato il cuore ed è per questo che ora il nostro più grande desiderio è far conoscere il Signore a tutti, condividere questa nostra scoperta con la nostra gente.
5.         Carissimi, nella Celebrazione odierna si rende particolarmente evidente come la nostra Chiesa, raccolta intorno al suo Pastore, viene edificata dal Signore “sulla roccia” (questo abbiamo ascoltato nella pagina del Vangelo). Il Vangelo e l’Eucaristia: i due pilastri su cui lo Spirito Santo edifica la Chiesa..
 Ci serva da esempio il caso dei discepoli di Emmaus, che riconobbero Gesù e la verità delle sue parole solo a partire dal pane spezzato (cfr Lc 24, 13-35)” (in L’OR n. 276 del 1.12.1999). Lo stesso ardore vogliamo che pervada le nostre assemblee liturgiche, le nostre parrocchie, i nostri Gruppi di preghiera, le corsie di Casa Sollievo e gli spazi di questo Santuario. Non era questo il sogno di Padre Pio?
Le nostre comunità devono essere luoghi in cui rendere visibile l’amore di Dio, ricevuto come talento, un talento da trafficare nelle forme della fraternità, del servizio, della solidarietà, della carità operosa, nella totalità di un amore che ha il timbro dell’amore pasquale, che chiama la Chiesa ad essere segno dell’’unità per tutto il genere umano (cf LG 1), capofila di un’umanità nuova incamminata verso Dio, come ci esorta a fare Papa Francesco.La Madonna delle Grazie, tanto cara a Padre Pio, continui a sostenere il nostro cammino e ci porti ad amare sempre più Gesù, Figlio suo e nostro Signore, al Quale va ogni onore e gloria. Amen!